Indipendenza Semi Cannabis

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Proposta al Senato una norma per rendere illegale la vendita di semi di cannabis non certificati

Dopo essere stata licenziata alla Camera (ed una volta sventati i tentativi di riportare la cannabis in Tab I “droghe pesanti”, nonché di legittimare la combustione di biomassa impiegata per la fitodepurazione di siti pesantemente contaminati), l’oramai famosa proposta di legge “per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa” è da poco giunta in Commissione Agricoltura del Senato e le sorprese continuano…

Lo scorso 16 marzo, infatti, il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali (MIPAAF) ha redatto una memoria a commento della suddetta proposta di legge dove è contenuta, tra le varie prescrizioni per la coltivazione di canapa industriale, la seguente raccomandazione:

«La messa in commercio, dietro corrispettivo, di piccole quantità di semi di canapa di varietà non certificate, anche in presenza di dicitura “campione gratuito non destinato alla vendita”, dovrebbe essere configurato come un illecito amministrativo».

Monopolio delle sementi di cannabis

Sempre per quanto riguarda i semi, l’intergruppo “Cannabis Legale” si propone di modificare direttamente la Legge 907/42 (Legge sul monopolio dei sali e dei tabacchi), affidandone il controllo proprio al MIPAAF, come si evince dal testo dell’omonima proposta di legge:

ART. 5 (Monopolio della cannabis), paragrafo 3, lettera “a”:

3. Il Ministro dell’economia e delle finanze, con decreto da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, di concerto con i Ministri dello sviluppo economico e dell’interno, disciplina le modalità di rilascio delle autorizzazioni e dei relativi controlli:

 a) per la coltivazione della cannabis, prescrivendo le modalità di acquisizione delle sementi, le procedure di conferimento all’attività di lavorazione dei suoi derivati e la tracciabilità del processo produttivo, dalla semina alla vendita dei prodotti al pubblico;

 ART. 5 (Monopolio della cannabis), paragrafo 5, lettera “b”:

5. Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, con decreto da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentite le regioni e nel rispetto delle loro competenze:

 b) stabilisce le caratteristiche e i criteri di selezione e di miglioramento delle sementi utilizzabili per la coltivazione della cannabis soggetta al monopolio di Stato, avvalendosi dell’attività del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (CRA).

 ART. 6 (Coltivazione della cannabis per la produzione farmaceutica e semplificazione del regime di produzione, prescrizione, distribuzione e dispensazione dei farmaci contenenti prodotti derivati dalla cannabis), paragrafo 1, lettera “a”:

1. Con decreto del Presidente della Repubblica da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della salute, di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, sono disciplinate le modalità di individuazione:

a) delle procedure e delle attività per il miglioramento genetico delle varietà di cannabis destinate alle preparazioni medicinali, attraverso la ricerca e la selezione di sementi idonee, individuando il CRA quale ente preposto a svolgere tali attività;

Quindi, riassumendo, sia la proposta di legge sulla canapa in campo agronomico, licenziata alla Camera quest’estate ed ora in fase avanzata al Senato, sia la proposta di legge dell’Intergruppo “Cannabis Legale”, la cui discussione parlamentare dovrebbe avere inizio entro la fine di giugno, direttamente in Aula della Camera, contengono la blindatura delle sementi di canapa.

Saranno autorizzate solo le sementi certificate e autorizzate dal Monopolio di Stato, quindi anche le infiorescenze acquistabili da loro saranno solo di varietà da essi scelte e non sarà possibile trovare legalmente nessun altro seme.

Per una pianta stagionale come la Cannabis, se si controlla la produzione e distribuzione delle sementi, si controlla e decide non solo quali varietà ammettere e quindi la possibilità di decidere oltre che il gusto anche la percentuale di THC e il rapporto dei vari principi attivi tra loro, ma tutta la futura produzione stessa, che verrebbe consentita solo agli autorizzati.

Per questo è importante premunirsi ora finche siamo in tempo, considerando che la germinabilità dei semi di Cannabis rimane attiva solo per tre anni.

È  essenziale munirsi di semi di varietà o biodiversità che producano ad ogni ciclo semi che daranno piante identiche alle piante che li hanno generati, potendo cosi garantire in futuro la auto coltivazione minacciata dal monopolio.

Per organizzare la propria autosufficienza dei semi in una sorta di agroresistenza cannabinica, consultare il brevissimo manuale tecnico per la autoproduzione dei semi di cannabis sotto riportato

Ecco perché non ti vendono varietà stabilizzate, ma ibridi non riproducibili     

DIOICHE: Sono le specie che hanno un maschio impollinatore ed una femmina che riproduce il seme.

BIODIVERSITÀ: Sono varietà fissate nei millenni, originarie di specifici luoghi nativi, dove si riproducono in natura da sempre.

VARIETÀ: Una pianta “fissata”, come lo sono tutte le biodiversità stabilizzate in natura oppure ottenute per selezione, queste daranno all’infinito (se non interverranno altri pollini esterni) semi che produrranno piante con le stesse caratteristiche.

IBRIDO: E’ una pianta che esprime al massimo (ed in proporzione eguale) le caratteristiche delle due varietà che, incrociate, la hanno generata, molto vigorosa nella generazione F1, tanto che in questa generazione si manifesta quel fenomeno denominato “vigore ibrido”. Le successive, dalla generazione F2 in poi, produrranno la “diversificazione del gene”, ancora vitali nella F2, per poi indebolirsi nelle successive se non fissate, questo fenomeno è comunemente detto “decadimento genetico”.

Ciò che fanno le ditte specializzate nella vendita di semi “da collezione” è molo semplice: sfruttano una legge della botanica per ottenere “varietà” che non metteranno mai in commercio, da utilizzare esclusivamente come maschio di una varietà e femmina di un’altra al fine di ottenere semi ibridi di F1 da commercializzare e che solo in questa generazione hanno quelle caratteristiche descritte, irriproducibili nelle successive. Non sono stabilizzabili senza il polline del padre dal quale si è partiti nella prima ibridazione e, se impollinate, daranno quindi solo semi che inevitabilmente produrranno piante che nelle generazioni successive saranno molto diverse, fino al decadimento.

Per esempio, consideriamo due biodiversità con caratteristiche molto diverse tra loro, come una afgana e una sud-africana. Le afgane sono piante tozze, basse e molto fitte, resinose e precoci, crescono in luoghi dove l’estate è breve e devono completare il ciclo prima che arrivi il freddo inverno. Le sud-africane, invece, sono alte e slanciate, meno fitte e resinose ma tardive, stabilizzatesi nei millenni in luoghi dove l’escursione termica tra l’estate e l’inverno è molto blanda e non hanno nessuna fretta di concludere il ciclo vitale.

Per poter ottenere una varietà stabile, si inizia prendendo il polline del maschio di una delle due biodiversità e si impollina la femmina dell’altra, il risultato è identico se si parte col maschio di afgano oppure di sudafricana, è però essenziale ricordare quale si sceglie per potere poi fissare la varietà alla fine del processo di selezione.

La prima generazione di piante dai semi così ottenuti, sarà F1, individui molto simili tra loro, si sceglieranno comunque la femmina e il maschio più robusti e si faranno impollinare tra loro. Questi semi daranno piante tutte molto diverse tra loro (F2), ognuna avrà caratteristiche di entrambi i genitori, ma in proporzioni variabili: una potrebbe assomigliare in tutto o quasi al padre e un’altra alla madre, una potrebbe avere solo caratteristiche positive di entrambi i genitori e un’altra solo quelle negative.

Se si è deciso un incrocio, è perché si immagina una pianta con caratteristiche che, se si è fortunati e se ne sono seminate abbastanza, sarà rappresentata da una femmina di questa generazione (F2), altrimenti si fissa quella più simile al proprio modello desiderato e si ricomincia. Tuttavia, per fissarla e ottenere una varietà bisogna avere il polline del maschio usato nella prima impollinazione tra le due varietà incrociate. Questi semi ottenuti dalla femmina F2 impollinata dal primo padre daranno piante uguali a quella scelta e d’ora in poi per sempre nelle generazioni successive, essendo una varietà stabilizzata.

Nessuna ditta di semi vende varietà che renderebbero l’acquirente indipendente, limitandosi a commercializzare esclusivamente ibridi di F1 ottenuti dalle varietà in loro possesso. Così, una volta completato il ciclo, tutti coloro che desiderano coltivare nuovamente quelle piante, possono solo ricomprare i semi da loro.

Come ottenere semi di piante femminilizzate

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Cannabis - buona semina e felice raccolta a tutti

Occorre innanzitutto scegliere una pianta femmina (non importa se ibrido, varietà stabile, regolare dioica oppure femminilizzata non ancora in fase di fioritura) e, ai primi steli femminili che ne indicano il sesso, se non è una femminilizzata, altrimenti non è necessario attendere, fare talee da mettere in crescita indoor, tra le 18 e 21 ore giornaliere.

Anche se vengono da piante ottenute da semi della stessa varietà, è ugualmente importante assegnare ad ogni pianta un codice numerico (o alfa-numerico) che distingua i cloni ottenuti da una pianta da quelli ottenuti dalle altre.

A questo punto, è possibile procedere in due modi: se le piante dalle quali si è partiti sono in esterno, per esempio, conviene prendere poche talee da ognuna, per non depotenziare il loro raccolto ed utilizzarle come piante madri, da mettere in fase vegetativa perenne in indoor, per avere una produzione assicurata a ciclo continuo di talee.

Diversamente, ma solo se non si ha la possibilità di avere a lungo uno spazio sotto lampada per le madri da mantenere in vegetativa, farne il più possibile per poi metterle a fruttificare.

Stabilito come procedere, dopo avere fatto crescere le talee quanto basta e non oltre i 12/15 cm che diverranno poi i 30/35 cm a fioritura conclusa, che corrisponde con la profondità della fascia di luce con i lumen utili alla fioritura, oltre la distanza necessaria da lasciare dalla lampada per non bruciarle, occorre sceglierne uno da fare “impazzire”, tra i cloni della stessa pianta con identico codice in ogni differente gruppo di provenienza dei cloni.

Il clone scelto per essere “ermafroditizzato”, occorre distinguerlo con un fiocco sul vaso o un tratto colorato sul codice che lo collega al suo gruppo di cloni della pianta di provenienza. Fatto ciò, si mettono tutte a fiorire riducendone la luce a 12 ore. Le piante destinate a divenire ermafroditi si porranno nella parte esterna, più vicina alla porta dello spazio indoor a luce controllata.

Quando iniziano a fiorire (a circa un quarto o un terzo della fioritura), queste piante da ermafroditizzare, per alcuni giorni e nelle 12 ore di lampada accesa, si estrarranno dallo spazio illuminato e si porranno per 30-40 minuti in uno scatolone al buio totale, per poi rimetterle assieme alle altre e poi di nuovo al buio, così per almeno tre o quattro volte al giorno.

Nel momento in cui inizieranno a produrre, oltre ai pistilli femminili, anche i boccioli maschili, rivelando il processo irreversibile di ermafroditizzazione (e prima che aprano i fiori maschili che impollinerebbero tutto), si separano  definitivamente dalle femmine che restano nell’indoor e si mettono dove vi è più comodo, sul terrazzo, dietro una finestra o sotto neon.

Appena i fiori maschili inizieranno ad aprirsi e a rilasciare il polline, si attenderanno l’inizio delle 12 ore di buio per quelle sotto lampada e senza accendere la luce o con una lampada rossa inattinica, dette anche a infrarossi (come quelle che si usano in camera oscura per stampare da pellicola su carta senza impressionarla), per ogni ermafrodita si prenderanno le piante in fiore con lo stesso codice e le si porranno in uno scatolone dove verranno impollinate.

Ogni volta si aspetteranno alcune ore per rimetterle assieme alle altre, prima del riaccendersi della lampada, avendo cura di scuoterle o ventilarle prima, per accettarsi che sia eliminato il polline in eccesso, non catturato dai pistilli femminili o non imprigionato dalla resina delle femmine, ma poggiato su parti dove, grazie al ventilatore dell’indoor potrebbe impollinare altre piante contigue di altri gruppi.

Il polline una volta distaccatosi dai fiori, rimane attivo per non più di 24 ore per poi perdere la capacità di fecondare le femmine, questo procedimento può essere riprodotto più volte finche i maschi continueranno a produrre fiori e polline e le femmine avranno pistilli da impollinare. Se la impollinazione avviene in una fase della fioritura femminile troppo precoce, quando vi sono ancora pochi fiori femminili, le piante femmine non produrranno molto altro fiore fecondabile e quindi si otterrà meno seme. Ma lo stesso avviene anche se l’impollinazione delle femmine è troppo tardiva, quando sono a fine fioritura e con pochi pistilli bianchi che sono gli unici fecondabili.

Occorre quindi scegliere il momento più adatto, né troppo presto e neanche troppo tardi. Anche i fiori femminili degli ermafroditi produrranno semi impollinati dal fiore maschile della stessa pianta, ma saranno meno vigorosi di quelli ottenuti con il polline di un clone ermafrodita che feconda un clone ottenuto dalla stessa pianta ma femminile.

Il giorno dopo ogni impollinazione, è possibile verificare la percentuale del fiore impollinato, dato che i pistilli fecondati seccheranno, distinguendosi dagli altri (che rimangono bianchi o rosa a seconda della varietà, ma comunque vivi, in attesa di essere fecondati).

Tale procedimento è adatto anche in caso piante “auto-fiorenti” (dette anche “automatiche”), sebbene per queste ultime, che concludono il ciclo in circa 90 giorni, non è possibile mantenerne la madri oltre e bisogna fare tutto in questo lasso di tempo, visto che fioriscono crescendo e non a fotoperiodo, essendo state ottenute con incroci che hanno preso questa caratteristica da una varietà siberiana, dove il disgelo è breve.

Questo è il procedimento per ottenere semi femminilizzati in maniera biologica. l’industria che commercializza questi semi, venduti a diversi euro l’uno, per velocizzare il procedimento molto redditizio che in questa modalità necessita però di più interventi giornalieri di coltivatori esperti, utilizza prodotti tossici, come nitrato d’argento e ormoni. Prodotti tossici irrorati direttamente sulla piante scelte per forzarne l’ermafroditizzazione, che fioriranno con fiori maschili e femminili  autoimpollinandosi. Questi semi acquistati nei growshop sono quindi inquinati fin dalla loro genesi e le piante che produrranno ne conserveranno la memoria nelle piante che genereranno.

Farseli in proprio, quindi, oltre alla eticità di “piratare” e rendere open source un processo basato su leggi botaniche che appartengono al sapere della umanità, senza finanziare questo lucroso mercato, permette di ottenere semi di qualità migliore e senza pagarli cifre esose di svariati euro cadauno, considerando che una piantina alta anche solo trenta centimetri ne può produrre centinaia.